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09.11.2009 (con video) |
![]() | La caduta dei muri. Vent'anni dopo
Convegno in Università organizzato dalla Rappresentanza a Milano della Commissione europea (7-9 maggio 09) |
Il mondo a Berlino venti anni dopo
Berlino, 10. Oltre centomila persone hanno invaso ieri la capitale della Germania per le celebrazioni del ventennale della caduta del Muro di Berlino, il principale simbolo della Guerra fredda. Un evento che ha cambiato decisamente la storia, anticipando di circa un anno la riunificazione tedesca.
Venti anni dopo questo storico avvenimento, però, le differenze tra l'est e l'ovest della Germania rimangono e il cancelliere, Angela Merkel, ha voluto sottolineare, mentre arrivavano nella città decine di leader mondiali, che la riunificazione tedesca è ancora incompiuta. La Germania, è stato quindi il messaggio del cancelliere, non può fermarsi adesso: il Paese deve proseguire il suo cammino verso la piena riunificazione, soprattutto, economica, se vuole veramente coronare con successo questi venti anni di sacrifici. Un messaggio che ha assunto un significato particolare, nel pomeriggio di ieri, con una passeggiata simbolica di Merkel insieme all'ex presidente dell'Unione sovietica, Mikhail Gorbaciov, e all'ex presidente della Polonia e leader di Solidarnosc, Lech Walesa, sullo storico ponte di Bösebrüke, sulla Bornholmer Strasse di Berlino. È stato uno dei momenti più simbolici della giornata di celebrazioni.
Il 9 novembre del 1989 (una data considerata tra le più importanti del dopoguerra), alle 21.20, il ponte venne infatti attraversato dai primi cittadini dell'ex Repubblica federata tedesca - un'istantanea entrata nella memoria storica del mondo - che aprirono così la prima breccia nel Muro, la barriera di tre metri e mezzo fatta edificare nel 1961 simbolo della Cortina di ferro, che con 155 chilometri di cemento armato e filo spinato ha diviso in due Berlino per ben ventotto anni. Centocinquantacinque chilometri guardati a vista da circa settemila soldati della Repubblica democratica tedesca, appostati sulle 302 torri di osservazione o nascosti nei venti bunker disseminati lungo il perimetro.
Ed è stato proprio Walesa a fare cadere il primo dei mille lastroni di polistirolo colorato disposti lungo un tratto di un chilometro e mezzo del percorso da Potsdamer Platz fino al Reichstag, dove fino all'8 novembre 1989 passava il Muro. Con un effetto domino, le tessere sono cadute una addosso all'altra, ricreando così con un forte simbolismo storico il crollo di venti anni fa.
Al termine delle celebrazioni, si sono intrecciate nella capitale tedesca le consultazioni informali tra tutti i leader europei sulle nuove nomine introdotte dal Trattato di Lisbona. I colloqui si sono conclusi senza nessuna intesa sul nome del presidente permanente del Consiglio dei ministri dell'Ue (Mister Pesc) e su quello dell'Alto rappresentante per la politica Estera e di Sicurezza comune europea, i nuovi ruoli previsti proprio dal Trattato di Lisbona. "È un processo non così facile, perché i leader europei non sono tutti d'accordo sullo stesso nome", hanno indicato fonti della presidenza svedese di turno dell'Unione europea al termine della cena offerta dal cancelliere Merkel, che è stata un'occasione per un confronto sulle nuove nomine.
L'incertezza è dunque tornata a dominare la delicata partita a ventisette sulle nuove nomine europee, che sembrava in dirittura d'arrivo con il ticket belga-britannico, tra il premier belga, Herman Van Rompuy, e il ministro degli Esteri britannico, David Miliband. Attualmente, il grande favorito dei socialisti (Pse) per il ruolo di Mister Pesc è l'ex presidente del consiglio dei ministri italiano, Massimo D'Alema. Le sue quotazioni sono aumentate rapidamente dopo l'annuncio del capo degli eurodeputati socialisti, Martin Schulz, sulla rinuncia di Miliband, che sarebbe considerata definitiva dal Pse, la famiglia politica alla quale, per l'accordo fatto con il Partito popolare (Ppe), spetta indicare i candidati per il nuovo Alto rappresentante.
Fonti socialiste, diverse da quelle vicine a Schulz, ritengono meno definitiva la rinuncia di Miliband, che potrebbe essere ancora convinto dal pressing dei leader europei. A riguardo, c'è da segnalare che secondo quanto riferisce l'agenzia Agi, la Gran Bretagna avrebbe rotto gli indugi e annunciato la candidatura dello stesso Miliband.
Oltre a D'Alema - hanno indicato fonti riprese dall'agenzia di stampa Ansa - resta poi in campo anche il commissario europeo al Commercio estero, Catherine Ashton, ex ministro della Giustizia nel Governo Brown. A favore della Ashton gioca il fatto di essere donna, in un momento in cui si cerca di avere un equilibrio anche di genere nelle nuove nomine europee. A sfavore, secondo alcuni analisti politici, la sua scarsa notorietà che, accompagnata al basso profilo di Van Rompuy, rischierebbe di affidare la nuova Europa ad un duo senza una forte leadership. L'incertezza è comunque destinata a durare ancora per poco. La presidenza di turno svedese si è infatti dato un limite massimo entro il quale convocare il vertice straordinario: il 19 novembre prossimo
(©L'Osservatore Romano - 11 novembre 2009)






