Kosovo: intervista a Mons. Pero SUDAR
Della difficile e complessa realtà dei Balcani e in particolare della Bosnia Erzegovina, ci parla, al microfono di Luca Collodi, mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo

Radio Vaticana, 22.02.2008

R. – Da secoli noi siamo coinvolti nella stessa storia. Ogni uomo che riflette prova una certa paura, un certo timore, perché nonostante l’indipendenza sia stata già da tempo annunciata e quindi aspettata, si teme per le conseguenze che questo potrebbe portare. Questo viene sentito sia dalla Chiesa, sia dai popoli della Bosnia Erzegovina – poiché potrebbe aggravare una ormai già da tempo difficile situazione politica in Bosnia ed Erzegovina.
D. – In particolare il riferimento è alla Repubblica Srpska di Bosnia, il cui parlamento ha votato una Risoluzione che esprime il diritto a proclamare l’indipendenza…

R. – Per quanto risulta a noi, in base alle notizie che abbiamo, è stato fatta una dichiarazione in cui prima di tutto si dice che non accettano e non accetteranno mai l’indipendenza del Kosovo, poiché questa indipendenza nega i diritti fondamentali del popolo serbo, di cui si sentono parte. Nel secondo punto si dice che il parlamento della Repubblica Srpska rispetterà tutte le decisioni dell’accordo di Dayton se non verranno però messi in discussione i diritti garantiti da questo stesso accordo alla Repubblica Srspka e che è disponibile a continuare il processo di integrazione nella Comunità europea della Bosnia Erzegovina se questo non porterà però conseguenze o cambiamenti ai diritti, che sono stati già garantiti dagli accordi di Dayton. In questa Dichiarazione, quindi, non si parla del diritto all’indipendenza.
D. – Mons. Sudar, la situazione in Kosovo può allontanare l’integrazione fra cattolici ortodossi e musulmani in Bosnia Erzegovina?

R. – Certamente. Qui le cose gravi - come appunta la dichiarazione di indipendenza del Kosovo – si riflettono su tutte le realtà, compresa quella ecumenica o quella interreligiosa. Mi auguro che si possa continuare su questa strada, visto che le Chiese e le comunità religiose hanno finora dimostrato una grande prudenza: non ho letto, infatti, alcuna dichiarazione che appoggi o che neghi l’indipendenza. Il primo compito delle Chiese e delle comunità interreligiose è quello di riuscire ad essere i fattori principali della convivenza a livello meramente umano. Se non facciamo questo, rischiamo di non riuscire neanche a svolgere il nostro compito fondamentale.