COMECE: Costruire una migliore casa Europea
Commission des Episcopats de la Communauté Européenne
Commission of the Bishops' Conferences of the European Community
Kommission der Bischofskonferenzen der Europäischen Gemeinschaft

Dichiarazione dei Vescovi della COMECE in vista delle Elezioni per il Parlamento Europeo del 4-7giugno 2009

Le elezioni europee: un'opportunità per costruire un'Europa migliore
Dopo 64 anni di sviluppo pacifico e a vent'anni dalla caduta della Cortina di ferro,che ha posto fine alla divisione del continente, il processo d'integrazione europea merita di essere apprezzato nonostante alcune sue lacune. È per questo motivo che noi, vescovi della Comece, sosteniamo e promuoviamo l'Unione europea come progetto di speranza per tutti i suoi cittadini.
Anche in questo periodo d'incertezza dovuta alla crisi economica e finanziaria, l'Unione europea ha dimostrato di essere una casa sicura che si sforza di preservare la stabilità e la solidarietà tra i suoi membri. Oggi, nel 2009, l'Unione europea reca in sé la capacità e i mezzi per rispondere alle sfide più urgenti e più pressanti del nostro tempo.
Partecipando all'elezione del Parlamento europeo, tutti i cittadini hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al miglioramento dell'Unione europea.

La partecipazione alle elezioni: un diritto e una responsabilità
La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall'inizio il progetto d'integrazione europea e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i cristiani hanno non solamente il diritto ma anche la responsabilità d'impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto.
La partecipazione dei cristiani è essenziale per riscoprire l'"anima dell'Europa", che è cruciale per rispondere ai bisogni fondamentali della persona umana e per il servizio del bene comune.
Il Parlamento europeo, attraverso i suoi poteri e le sue competenze (che uscirebbero ulteriormente rafforzati dalla conclusione del processo di ratifica del Trattato di Lisbona), deve contribuire a rispondere a queste aspirazioni e a questi obiettivi.

Che cosa si aspettano i cristiani dal Parlamento europeo
I principi fondamentali di ogni società sono la dignità umana e la promozione del bene comune. È per questo motivo che questi principi devono trovarsi al cuore stesso di tutte le politiche dell'Unione europea.
Tenuto conto del notevole ruolo ricoperto del Parlamento europeo, ci aspettiamo che i membri del Parlamento europeo partecipino e contribuiscano attivamente a:

‐ rispettare la vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale come parte integrante delle legislazioni, dei programmi e delle politiche dell'Unione europea nel loro insieme;

‐ sostenere la famiglia fondata sul matrimonio - inteso come unione tra un uomo e una donna - come unità di base della società;

‐ promuovere i diritti sociali dei lavoratori, procurando loro condizioni di lavoro che ne rispettino la salute, la sicurezza e la dignità;

‐ sostenere una governance economica fondata su valori etici mirati a un duraturo sviluppo umano sia in seno all'Unione europea che a livello globale;

‐ promuovere la giustizia nelle relazioni tra l'Unione europea e i Paesi in via di sviluppo tramite assistenza finanziaria e partnership innovative;

‐ dimostrare solidarietà tramite l'elaborazione di politiche di assistenza nei
confronti dei membri più deboli e più bisognosi nelle nostre società (in particolare disabili, richiedenti asilo, immigrati);

‐ proteggere il Creato tramite la lotta ai cambiamenti climatici e l'incoraggiamento di uno stile di vita basato sulla moderazione;

‐ promuovere la pace nel mondo tramite una politica estera dell'Unione europea
che sia coordinata e coerente.

Illuminati e guidati dall'insegnamento del Cristo, i cristiani sono disponibili e desiderosi di contribuire alla soddisfazione di tali aspirazioni, nello spirito della dichiarazione di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II: "L'ispirazione cristiana può trasformare l'aggregazione politica, culturale ed economica in una convivenza nella quale tutti gli europei si sentano a casa propria" (Ecclesia in Europa, 121).

Bruxelles, 20 marzo 2009

 Adrianus van Luyn, SDB Presidente, Vescovo di Rotterdam (Olanda)
 Piotr Jarecki Vice‐Presidente, Vescovo Ausiliario di Varsavia (Polonia)
 Reinhard Marx Vice‐Presidente, Arcivescovo di Monaco e Frisinga
(Germania)
 Gianni Ambrosio Vescovo di Piacenza‐Bobbio (Italia)
 Virgil Bercea Vescovo di Oradea Mare/Gran Varadino (Romania)
 Ferenc Cserháti Vescovo Ausiliario di Esztergom‐Budapest (Ungheria)
 Jozef De Kesel Vescovo Ausiliario di Bruxelles (Belgio)
 Nikólaos Fóscolos Arcivescovo di Atene (Grecia)
 Fernand Franck Arcivescovo di Lussemburgo (Lussemburgo)
 Adolfo Gonzalez Montes Vescovo di Almeria (Spagna)
 Mario Grech Vescovo di Gozo (Malta)
 Anton Justs Vescovo di Jeglava (Lettonia)
 Egon Kapellari Vescovo di Graz‐Seckau (Austria)
 William Kenney Vescovo Ausiliario di Birmingham (Inghilterra e Galles)
 Czeslaw Kozon Vescovo di Copenhagen (Scandinavia)
 Christian Kratz Vescovo Ausiliario di Strasburgo (Francia)
 Vaclav Maly Vescovo Ausiliario di Praga (Repubblica Ceca)
 Peter A. Moran Vescovo di Aberdeen (Scozia)
 Rimantas Norvila Vescovo di Vilkaviškis (Lituania)
 Christo Proykov Esarca Apostolico di Sofia (Bulgaria)
 Frantisek Rabek Vescovo delle Forze Armate (Slovacchia)
 Anton Stres Arcivescovo coadiutore di Maribor (Slovenia)
 José Amândio Tomás Vescovo coadiutore di Vila Real (Portogallo)
 Noel Treanor Vescovo di Down and Connor (Irlanda)