L'Africa non č in vendita
Campagna di mobilitazione
Un'ampia coalizione di organizzazioni europee ed ACP, con i movimenti sociali africani, sta promuovendo la campagna di mobilitazione “L'Africa non è in vendita!”

www.comboniane.org

 

 

A livello italiano, un'ampia coalizione di organizzazioni (Beati Costruttori di Pace, Campagna EuropAfrica, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Internazionale Crocevia, Fair, Legambiente, Rete di Lilliput, Mani Tese, Terra Nuova, Tradewatch, WWF Italia), in coordinamento con le organizzazioni della società civile europee ed ACP, e con i movimenti sociali africani, in particolare il Roppa, la rete di contadini dell'Africa Occidentale, sta promuovendo la campagna di mobilitazione “L'Africa non è in vendita!”. L'obiettivo è impedire la conclusione dei negoziati (EPAs: Economic Partership Agreements – APE:  Accordi di Partenariato Economici) entro il 2007 e chiedere all'UE un cambio di rotta nel negoziato di tali accordi.

Cosa sono gli EPAs?

Gli EPAs (Economic Partnership Agreements – Accordi di Partenariato Economico) sono nuovi accordi di libero commercio che l'Unione europea sta negoziando con 76 Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), nella maggioranza ex-colonie dei suoi Stati Membri. Gli EPAs fanno parte dell'accordo di Cotonou – che disegna l'architettura di cooperazione tra le due regioni, includendo anche il dialogo politico e la cooperazione allo sviluppo. Cotonou ha sostituito le vecchie Convenzioni di Lomé, che garantivano un accesso preferenziale dei Paesi ACP ai mercati europei. I negoziati sugli EPAs sono iniziati nel settembre del 2002 e la loro chiusura è prevista per il 31 dicembre 2007. 

Perché siamo preoccupati?

Gli EPAs sono accordi di libero scambio tra due partner diseguali. In cambio della continuazione di un regime preferenziale per Paesi ACP al mercato europeo, l'UE chiede impegni sostanzialmente reciproci in termini di accesso ai mercati ACP per le sue imprese. La reciprocità, imposta dalle regole WTO, sembrerebbe un elemento ragionevole se non fosse che in termini di competitività le imprese europee schiacceranno quelle africane nei mercati dei beni, in particolare i prodotti agricoli, dei servizi e nel settore delle risorse naturali. Una volta che i Paesi ACP apriranno i loro mercati, non saranno in grado di competere con i prodotti europei e milioni di persone perderanno la loro fonte di sostentamento.

Le richieste specifiche della campagna sono:
• di promuovere un processo di revisione del negoziato che sia inclusivo e che preveda il coinvolgimento di stakeholders diversi dai governi, primi fra tutti i movimenti sociali, i parlamenti nazionali e la società civile organizzata;
• di focalizzare il negoziato su logiche di sviluppo basate sul rispetto del diritto alla sovranità economica ed alimentare, sulla coerenza tra le politiche commerciali e quelle di sviluppo orientata ad una maggiore equità e giustizia sociale, e la promozione dell’integrazione regionale come proposta dai paesi africani;
• di rinunciare alla liberalizzazione degli investimenti e dei servizi essenziali e alla rigida imposizione dei brevetti appoggiando così la richiesta avanzata sin dal 2003 in sede WTO da molti governi dei paesi africani, in quanto pregiudicherebbero le loro possibilità di sviluppo;
• di svincolare la concessione di fondi ai governi africani dallo svolgimento del negoziato, ed assegnandoli secondo le priorità di cooperazione internazionale già definite dalla Commissione europea ed i paesi membri, e non per sostenere le liberalizzazioni commerciali in discussione o la riparazione dei danni a queste associati.

gli EPAs rischiano di aggravare e rendere senza ritorno molte delle ingiustizie strutturali che causano la miseria in Africa e nei paesi più poveri ed impediscono il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, tanto auspicati da tutta la comunità internazionale;
Accordi economici di libero scambio tra partner disuguali (come gli  EPAs)  sono tra le ragioni che costringono migliaia di persone a lasciare le campagne per migrare nelle grandi metropoli o in Europa, andando a popolare enormi e poverissime baraccopoli o rischiando la vita in una carretta del mare per attraversare il Mediterraneo.

Nella Piattaforma costitutiva della Campagna possiamo leggere:
“[..] Crediamo, infine, che l’Unione europea debba adoperarsi in sede WTO affinché si ottenga il riconoscimento di un regime transitorio per mantenere un sistema di preferenze commerciali a vantaggio dei paesi ACP fintantoché un nuovo accordo non sarà finalizzato. E’ in ballo il futuro dei più poveri e l’Europa deve accettare di pagare il prezzo politico ed economico, se necessario, pur di difenderlo.
L’Africa ha braccia e gambe per camminare da sola e non ha bisogno di mettersi in vendita per conquistare il suo futuro. E’il primo partner economico e politico per un Europa che vuole pensare se stessa, il proprio ruolo e la propria economia come articolazione di economie globali interconnesse, solidali e giuste, capaci di futuro”.

Cosa possiamo fare?

E' fondamentale che nella società civile e nei movimenti si cominci a parlare di EPAs, promuovendo momenti pubblici di riflessione e dibattito.
Sul fronte istituzionale, è necessario aumentare la pressione sulla Commissione europea e sul
governo italiano. È possibile anche attivarsi singolarmente spedendo una mail alla cancelliera Angela Merkel dal sito
www.epa2007.org/it. La partita è ancora aperta, ma dobbiamo giocarla fino in fondo ed è importante che ognuno faccia la sua parte!

Per aderire alla campagna:
www.tradewatch.it
Per info:
epa2007@faircoop.it
www.epa2007.org