DON BONIFACIO
• La fortezza...
….I martiri dei primi tempi della Chiesa rispondevano spesso al giudice che chiedeva il loro nome: “Io sono cristiano” . Questo era il loro nome e il loro titolo di gloria. Vorrei, scriveva un grande storico, che si vedesse in noi la gioia, la fierezza, l’orgoglio, di essere cristiani…
Ma chi è veramente cristiano? Risponde il catechismo: Cristiano è Colui che è battezzato, che professa la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipa ai suoi sacramenti ed obbedisce ai Pastori stabiliti da Lui. Coloro che sono cristiani per il battesimo sono poi tali per la loro vita?
Dolorosamente non sempre….
Il sacerdote ripete quotidianamente un tratto della lettera di S. Pietro dove sta scritto tra l’altro: Resistete forti nella fede…..
La fortezza consiste nel coraggio nella prova, la calma nel pericolo, la pazienza nelle avversità. Essa richiede due atti: il sopportare e l’intraprendere. Sopportare le lotte, gli assalti, le tentazioni, le avversità, qualsiasi dolore ed intraprendere coraggiosamente a fronte alta la lotta, contro tutti i nemici dell’anima….
La fortezza nella vita del cristiano però non agisce mai da sola ma suppone e deve essere accompagnata sempre da un certo numero di altre virtù.
Particolarmente suppone la magnanimità, la grandezza d’animo che spinge alle nobili imprese e slancia in tutti le iniziative suggerite dallo zelo. Suppone la confidenza che appoggiandosi in Dio si sente invulnerabile. E’ bellissima la frase: Si Deus nobiscum qui contra nos? Se Dio è con noi chi potrà qualcosa contro di noi?
Suppone la pazienza che fa sopportare cristianamente e coraggiosamente tutti i dolori, le croci le delusioni.
Vuole di più la costanza che rende stabile la volontà, tante volte cosi volubile.
Di più la fortezza ha le sue radici profonde in una fede robusta, frutto di salde convinzioni, di un cuore che ama Dio ed il prossimo; in una volontà che non ammette sbandamenti, ma la spinta dell’amore che infiamma prosegue imperterrita il suo cammino fino alla meta segnata.
Ora vi sono in voi tutte queste virtù? Vi è la confidenza in Dio e la diffidenza di voi stesse? Vi è la pazienza di fronte alle croci? La costanza nel bene? Siete animate da una fede profonda e spinte da una volontà energica?
La fortezza esclude la timidità che è un misto d’amor proprio e di paura che frena a far il bene per timore di non riuscire e di esser derisi e che di fronte alla difficoltà impianta tutto per non prender nessuna responsabilità.
Esclude la vigliaccheria che ha paura dello sforzo, che si ferma di fronte al più piccolo ostacolo. Esclude il vile rispetto umano, terribile ed infettiva malattia delle anime nelle quali uccide la fede, e l’amore. Non vi sono tante vittime quante ne fa il rispetto umano. Ricordatevi che quando si ha l’onore di essere cristiani si deve anche essere orgogliosi di esserlo e quando si ha l’onore di appartenere alla grande famiglia della Gioventù di Azione Cattolica si deve avere il coraggio di dimostrarlo in qualsiasi circostanza e non forse soltanto nelle adunanze.
Esclude ancora la pusillanimità ossia la piccolezza d’animo per cui ci si crede incapaci di tutto e non si ha il coraggio di fare niente come se tutto dovesse dipendere da noi. Via dalla vostra vita queste quattro piaghe e via anche subito perché la Chiesa ha bisogno di anime forti, di anime che conoscano, il loro dovere dell’ora che è quello di vivere una completa vita cristiana senza nessuna pausa….
(da una meditazione del Servo di Dio all’Azione Cattolica, 20 maggio 1945)
• L’Azione Cattolica è azione di laici, organizzata, cristianizzatrice, necessaria.
Voglio spiegarvi in questa domenica queste quattro caratteristiche.
Prima di tutto l’Azione Cattolica, secondo le parole del Papa, è la partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa. Parole forse troppo difficili che non vogliono dir altro che l’aiuto che possono e devono dare coloro che non sono sacerdoti ai sacerdoti perché il mondo ritorni a Cristo e Cristo ritorni al mondo. E’ quindi un’opera apostolica esercitata dai laici, i quali, vedendo che ormai il sacerdote non basta da solo nel difficile lavoro di far ritornare a Dio tutte le anime si mettono al fianco per aiutarlo. L’Azione Cattolica è quindi un campo aperto per tutti i laici di ogni età, sesso e condizione. L’Azione Cattolica è come la vigna della quale si parla nel vangelo di questa domenica: tutti sono chiamati a lavorarvi dentro. …Gesù Cristo per mezzo del suo Vicario il Papa ha invitato tutti a lavorare nella vigna della Chiesa che sono le anime dei nostri fratelli lontani da Dio, ma purtroppo non tutti sentono il dovere e la bellezza di sacrificarsi per il bene spirituale del prossimo.
L’Azione Cattolica è azione organizzata. Un proverbio dice che l’unione fa la forza. Così anche i singoli gruppi di giovani, di uomini, di donne di Azione Cattolica devono lavorare uniti e sotto la diretta dipendenza dei sacerdoti.
Poi l’Azione Cattolica è azione cristianizzatrice. L’Azione Cattolica ha questo scopo: che Gesù regni dappertutto, dovunque sia nella vita di ogni singolo individuo come pure nelle famiglie e nella società. …. Tutto coloro che fanno parte dell’Azione Cattolica devono essere anche portatori di Cristo in mezzo alla società.
L’Azione Cattolica è necessaria. Ma vi è proprio bisogno oggi dell’Azione Cattolica? Vi è proprio bisogno di cristianizzare la società? Non dico bisogno, ma estrema necessità. Del resto basta aprire l’occhio per essere subito convinti. Difatti una società può dirsi veramente cristiana non soltanto quando si rispetta il simbolo di fede ma anche tutti i comandamenti e quando si osservano tutte le pratiche di religione prescritte dalla Chiesa. Ora è questo il modo di vivere odierno? Magari basta poco per accorgersi che il nome di Dio è sempre meno rispettato, che i doveri di giustizia e carità verso il prossimo sono sempre più dimenticati, che la famiglia cristiana non è sempre degna di questo nome.
(da una meditazione del Servo di Dio sull’Azione Cattolica)
• “Ho concluso l’ultimo ritiro affermando di essere uomo di Dio. Ora meditando il messaggio di Gesù al sacerdote devo ricordare la predilezione mostratami da Gesù fion dall’eternità e la cura speciale avuta di me durante la mia vita. Sono ormai mediatore tra Dio e gli uomini e devo eccellere nella vita, deso essere il pastore che conosce bene le strade della perfezione. Come sacerdote rappresento Gesù all’altare, Gesù vittima per i nostri peccati. Così io devo prendere la croce con Gesù e portarla per il bene di tante anime. Non temerà il sacrificio fino alla morte”
(note personali del Servo di Dio dal ritiro spirituale del 28 dicembre 1944)
• “Il sacrificio. Grande lezione d’amore che invita anche noi all’imitazione. Non vi è cattedra più eloquente per un sacerdite che deve avere il Crocifisso sempre presente dovunque si trova: lezione di obbedienza, di povertà, di umiltà, di amore, di dedizione completa. Gesù è mporto in piedi da forte separato dalla terra. Bello, desiderabile è morire sul campo di battaglia, nell’adempimento del proprio dovere, con il cuore distaccato dal mondo. Oltre che portare il Crocifisso con noi portiamolo anche nella nostra vita quotidiana nella mortificazione e nell’accettare qualsiasi croce senza lamento. O Gesù, insegnami la pazienza e la sottomissione alla tua santissima volontà”
(note personali del Servo di Dio da una meditazione ad un corso di esercizi spirituali)
• “Continuando quasi la spiegazione del vangelo di domenica scorsa possiamo dire che oggi giorno tanti cono ancora sordi a queste due grandi verità: che per salvarci sia necvessario amare il Signore con tutto il cuore e sopra tutti gli interessi di questo mondo ed ancora amare il prossimo come se stessi.
E chi è il mio prossimo? Domandò quel dottore della legge. Il Maestro divino che vedeva la malizia di quella domanda rispose facendo a sua volta un’altra domanda: senti, se ti trovassi abbattuto sopra una strada deserta, lì per morire dissanguato, ds chi vorresti essere aiutato? Ma da tutti, dal primo che passa. Anche se fosse uno sconosciuto? Sì. Anche se fosse uno straniero, oppure un tuo nemico politico un tuo nemico personale? Sì, da qualunque.Ebbene, concluse Gesù, fa anche tu altrettanto. Qualunque che ha bisogno di te: parente o conoscente, connazionale o straniero, amico o nemico è il tuo prossimo.
Ora tra quanti ci diciamo cristiani chi si sente di praticare ogni giorno il Vangelo in questo modo? Intorno a noi ci sono persone che hanno bisogno, che soffrono. Chi si sente di aiutarle?
Non sembra, ma purtropppo è un realtà: oggi ci siamo fabbricati un Cristianesimo come ci si fa fare un vestito, ossia su misura: e la misura sono i nostri comodi e inostri interessi. Fin che si tratta di far battezzare, di mettere alla Prima Comunione, di un funerale passi ancora che si sia cristiani, ma poi che si debba amare il Signore soprattutto e sopra tutti ed il prossimo come noi stessi, ah! Poi è un’altra questione: si direbbe, distinguo: fin che mi torna conto.
Se vogliamo praticare un Cristianesimo che salvi un giorno la nostra anima, che ci garantisca un posto in Paradiso dobbiamo praticarlo come lo ha insegnato Gesù …. Ricordiamo ora alcune massime di Gesù Cristo in riguardo al nostro amore verso il prossimo:
Egli ha detto: il mio precetto è questo che vi amiate tra di voi. E come? Chi ha due vesti ne doni una a chi non ne ha; similmente faccia per il cibo: ecco l’elemosina materiale. Poi: Fate del bene anche a quelli che vi odiano, che vi perseguitano, che vi calunniano: ecco l’elemosina spirituale, il perdono.
Ma Gesù all’insegnamento ha messo davanti il suo esempio: non ha detto forse voi dovrete fare così, ma invece: voi lo farete perché prima l’ho fatto io: quindi prima l’esempio e poi l’insegnamento.
In fatto d’amore per il prossimo troviamo che Gesù:
ama i bambini: rimprovera chi glieli allontana; maledice addirittura chi li scandalizza; li propone a modello per la loro innocenza.
Ama i poveri: vuole essere circondato da essi.
Ama gli ammalati: si commuove davanti alle loro piaghe; trema sentendo i loro gemiti, per essi compie quasi tutti i miracoli.
Ama i peccatori e si paragona al buon pastore che va in cerca della pecorella smarrita: ne vuole la conversione.
Ama persino il suo traditore che lo chiama addirittura amico.
Ama i propri crocifissori: per essi domanda perdono al Padre celeste.
Ecco qualche esempio che ci ha lasciato Gesù verso il nostro prossimo: dunque imitiamolo: non c’è qualità di persone che possa venire esclusa dal nostro amore cristiani.
Amiamoci l’un l’altro come ci ha amato.
(dall’omelia del Servo di Dio nella domenica XII dopo Pentecose a Villa Gardossi, 1 settembre 1946)
• “Incontrare un fiore in una giornata gelida, mentre le raffiche del vento urlano sinistre, penetrano nelle case e spazzano le campagnem accende nell’anima la certezza che la terra non è un deserto senza speranza. Don Francesco Bonifacio nella stagione violena della guerra e del dopoguerra fu tale fiore, dai colori tenui, ma splendido. Poi la tempesta lo divelse. Ma la sua bellezza continua a commuovere i cuori di coloro che lo conobbero, la luce, che un lumicino posto sotto il moggio di una pikccola cura, si fece raggiante. Fu un sacerdote santo, che Dio volle suo testimone in tempi tristi e pavidi, volle suo martire. Possiamo credere a chi sa morire come lui.
Antonio Santin, vescovo





