Omelia di S.E. Mons. Francesco Lambiasi

Sarajevo, 5 settembre 2003

1. Con Gesu' non si finisce mai... Quando pensi di aver finalmente trovato la formula che ne racchiude il mistero, devi prepararti a vedere il tuo schema andare in frantumi e ti tocca ricominciare daccapo. Cosi' e' per una delle formule cristologiche piu' diffuse, quella che parla di Gesu' come del "fratello universale".
E' certamente una formula che si avvicina al suo mistero: infatti chi e' piu' "fratello" di Gesu' e chi piu' "universale" di Lui? Del resto non e' lo stesso Nuovo Testamento a parlarci di Lui come del "figlio primogenito" che si e' fatto simile in tutto ai suoi fratelli, tranne che nel peccato?
E pero', quando leggiamo un brano di Vangelo come quello appena proclamato, scopriamo un titolo con cui Gesu' stesso si definisce come in una sorta di "biglietto da visita" : Egli si proclama come lo Sposo della nuova alleanza.

2. Per capire il senso e la portata di questo titolo, vediamo innanzitutto il contesto del brano evangelico. Mentre i discepoli dei farisei e quelli del gruppo di Giovanni si impongono all'attenzione della gente per i loro digiuni aspri e frequenti, i discepoli di Gesu' vengono chiacchierati perche' "mangiano e bevono", come a dire : si danno alla bella vita. Ma Gesu' difende i suoi accollandosi ogni responsabilita': hanno ragione di fare cosi', perche' sono arrivati i tempi delle nozze, Lui e' lo sposo ed essi sono gli invitati; che senso avrebbe il digiuno durante un banchetto nuziale?
Originale, originalissimo Gesu'! Neanche il suo Precursore gli somiglia; neanche i profeti avevano parlato del Messia come dello sposo di Israele perche' unico sposo di Israele si era accreditato Dio stesso: "Ecco - aveva detto il Signore per bocca di Osea - ti condurro' nel deserto e parlero' al tuo cuore e ti faro' mia sposa per sempre" (Os 2).
Originalissimo questo Gesu' di Nazaret, ma anche presuntuoso agli occhi dei suoi avversari, se Egli osa mettersi sullo stesso piano di Dio e arriva addirittura a pretendere il titolo di cui IHWH era cosi' geloso, appunto il titolo di sposo del nuovo Israele.

3. Vorrei ora sottolineare la dimensione personale ed intima di questo rapporto sponsale che Gesu', in forza del battesimo, intrattiene con ciascuno di noi.Infatti, poiche' Gesu' ci ama non solo in quanto incorporati alla sua chiesa, ma anche come singoli - al punto che ognuno di noi puo' dire come Paolo :" Mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20)- allora si puo' dire che la vita cristiana e' tutta .. questione di amore.
Ogni cristiano, sempre con le parole di Paolo, puo' dire:"Non sono piu' io che vivo, e' Cristo che vive in me"(ivi). Il cristiano e' uno che ama la vita e l'ama intensamente, ma ama di piu' colui che la vita gliel'ha donata e salvata. Questa e' la santita': non solo vivere per Cristo, ma vivere di Cristo, al punto da lasciarlo vivere in noi, al punto da lasciarsi abitare da Lui e riempire della Sua vita. Allora si vive in Cristo e si muore in Lui; allora anche il dolore si trasfigura nell'amore, come si legge in un passo splendido delle Odi di Salomone :"Se un giorno senti il peso della croce sulla tua spalla, ricordati che e' la mano dello Sposo sulla spalla dell'amato".

4. Poiche' abbiamo parlato dello Sposo, e' giusto che ora concludiamo con uno sguardo al.... vestito della sposa. Abbiamo ascoltato: non puo' essere il suo abito nuziale fatto di pezze e di rattoppi. Fuori di metafora, viene da pensare all'ultimo abito nuziale che lo Spirito del Signore ha "sognato" per la sua sposa, la chiesa: e' l'abito del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ma quante nostre comunita' indossano ancora un abito vecchio,magari solo con qualche "toppa " nuova? Quante comunita' si sono illuse di essersi rinnovate secondo lo spirito del Vaticano II solo perche' hanno voltato l'altare verso il popolo, ma non hanno capovolto la mentalita', o hanno cambiato la lingua della liturgia, ma non hanno cambiato il linguaggio per comunicare il Vangelo ad un mondo che e' cambiato e continua vertiginosamente a cambiare?

5. Si inserisce a questo punto una brevissima riflessione conclusiva sull'AC. L'AC e' un'associazione chiamata oggi a rinnovare le comunita' ecclesiali. Ma per questo deve innazitutto rinoovarsi. Rinnovamento per l'AAAC non significa fare una nuova AC, ma fare nuova l'AC. Per questo rinnovamento non si puo' "fotocopiare" il passato :occorre - come dice il Papa -" il coraggio del futuro". Non ci si puo' illudere di mettere il vino nuovo in otri vecchi...
Una nuova evangelizzazione puo' essere perseguita solo da una nuova generazione di santi laici, come Ivan Merz, Alberto Marvelli, PierGiorgio Frassati, Gianna Beretta Molla....
Il Signore conceda anche a noi quel coraggio del futuro e quella "fantasia della carita'" che ci consentono di non limitarci a "fare" i santi, cioe' ad impegnarci perche' vengano beatificati o canonizzati i nostri fratello migliori, ma ci stimolano a ...farci santi.

III Incontro Continentale Europa-Mediterraneo - Sarajevo, 3-7 settembre 2003
PER UN'EUROPA FRATERNA - Il contributo dell'Azione Cattolica