Omelia

S.E. Mons. Lambiasi

Sabato 8 .11.2003
Romani 16, 3-9, 16,22-27

Come abbiamo ascoltato nella prima lettura Paolo dedica un intero capitolo della lettera ai Romani a salutare una serie di fratelli e sorelle di quella comunita' che egli desidera tanto visitare.
I primi ad essere salutati sono due coniugi cristiani, Aquila e Priscilla, per i quali l'apostolo usa parole di sconfinata riconoscenza.
Riascoltiamo questo saluto fraterno e cordialissimo: Rom.16,3-5
Questa coppia e' particolarmente cara a noi dell'Azione Cattolica: ci e' stata spesso citata come una sorte di nostri "progenitori" quando, dopo il Vaticano II, il magistero pastorale della Chiesa ha voluto esprimere la nota piu' caratteristica, quella di un legame diretto e organico con i pastori in vista dell'evangelizzazione:" i laici possono anche essere chiamati in modo diversi ad una collaborazione piu' immediata con l'apostolato della gerarchia, alla maniera di quegli uomini e donne che aiutavano l'apostolo Paolo nell'annuncio del Vangelo e faticavano molto per il Signore" (Lume Gentium 31)

Ripercorriamo dunque il cammino di Aquila e Priscilla per cogliere nel loro profilo apostolico i tratti piu'attuali del nostro grande ideale e della nostra piu' vera ed intima identita'.

Sulle orme di Aquila e Priscilla noi raccogliamo sinteticamente una storia, una parola, una diaconia.

1. una storia
Lasciamo anzitutto parlare i testi, che ovviamente non vanno letti come un ricettario da trasporre meccanicamente nelle nostre situazioni, ma che possono offrire dei punti di riferimento e degli orientamenti utili al nostro scopo. Questi testi si possono raggruppare in due serie: la prima, quella dei testi paolini (1 Cor 16.19; Rm 16,3-5ª, 2Tim 4,19) e la seconda, quella dei testi lucani, (in Atti 18, 1-3,18,26).
Da questi passi ricaviamo alcune informazioni generali su Prisca e consorte che ci aiutano a situare il servizio da essi prestato per l'evangelizzazione.
Aquila e' un giudeo, originario della provincia romana del Ponto. Prisca o Priscilla, un diminutivo, e' anch'essa probabilmente una giudea, con un nome latino, come suo marito, e secondo un costume diffuso nel tempo.
Secondo gli Atti, la coppia e' arrivata a Corinto, in seguito all'espulsione degli ebrei da Roma, per ordine dell'imperatore Claudio, verso l'anno 49. Se, come sembra, l'editto di Claudio colpiva solo i capi e gli attivisti, occorre concludere che la coppia era segnalata nella capitale dell'impero per il fervore missionario.
Aquila e Priscilla erano "fabbricatori di tende" e dovevano essere facoltosi dal momento che a Efeso la loro era una domus ecclesia: presso di loro si radunava una comunita' cristiana (1Cor 16,19; cf. Anche Romani 16,4). Avevano una fabbrica di tende, dove lavoro', durante il suo soggiorno corinzio, anche l'apostolo, loro ospite (Atti 18,3).
Insieme a Paolo in quel periodo essi collaboravano nel ministero a Corinto per oltre un anno e mezzo (Atti 18,11.18). E poi, durante il terzo viaggio di Paolo, per altri due anni e tre mesi (Atti 19,8) si trovano a Efeso, dove fu scritta la 1ª lettera ai Corinzi (16,19). Per un altro paio d'anni, tra il secondo e il terzo viaggio dell'apostolo, i due coniugi continuarono senza di lui a evangelizzare Efeso. Uno dei risultati piu' felici della loro opera fu la trasformazione di Apollo in apostolo accuratamente e completamente istruito nella "via di Dio" (Atti 18,24-28).

2. una parola
Il titolo che Paolo attribuisce a Prisca e al marito e' "collaboratori". Nell'uso profano e religiosi del mondo greco la parola sunergos indica qualcuno (un dio o un uomo) che presta un aiuto o una cooperazione a un altro, oppure collabora in vista di un determinato fine con altri.
Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il termine ricorre 13 volte e sempre riferito a persone: 12 volte in Paolo (1Tessalonicesi 3,2; 1Corinzi 3,9; Filippesi 2, 25; 4,3; Filemone 1.24; 2 Corinzi 1, 24;8,23; Romani 16,3.9.21; Colossesi 4,11) e una volta in 3 Giovanni 8. Si tratta quindi di un termine tipicamente paolino che l'apostolo usa esclusivamente in riferimento alla sua azione missionaria e in un senso differente da quello che la parola aveva prima di lui. Infatti egli se ne serve con il significato di un appellativo per indicare le persobe impegnate con lui nel lavoro missionario come veri "con-lavoratori".
Dall'analisi esegetica dei passi emergono alcuni elementi che sono fondamentali per definire la figura dei collaboratori di Paolo.
Sono principalmente cinque.

a. il sunergos e' un incaricato di Dio. Non e' quindi un "ingaggiato" da Paolo, ma un autentico collaboratore che compie un'opera affidatagli da Dio stesso. In questo senso tutti i sunergoi - Paolo incluso - sono per principio nella stessa condizione di dipendenza da Dio che li ha assunti come suoi collaboratori: " Siamo infatti collaboratori di Dio " (1Corinzi 3,9).

b. il sunergos collabora nella stessa opera comune. Egli svolge la medesima attivita' di Paolo, anche se compiti e funzioni sono differenti (cf. 1 Corinzi 3,4-8). Pertanto sunergos non indica ne' una sottomissione funzionale a Paolo e nemmeno una relazione puramente amichevole come quella che si stabilisce tra compagni di lavoro o di misione. Si vuole piuttosto indicare una corresponsabilita' nel portare avanti un'opera comune. Il fatto che lo stesso Paolo si definisca con tale termine sta a dire che egli non si identifica con un datore di lavoro che commissiona degli incarichi a degli aiutanti o a degli esecutori.

c. Fondamentale per determinare ulteriormente lo specifico della collaborazione e' il testo di 1 Corinzi 3,5-15. In esso vengono precisati i tratti della fisonomia dei "collaboratori". Innanzitutto di ribadisce la "ministerialita'" o diakonia dei collaboratori: questi sono solo strumenti che possono piantare o irrigare, ma e' Dio che fa crescere. Si precisa poi la base della collaborazione, che e' il Vangelo di Gesu' Cristo. Paolo da bravo architetto ha posto le fondamenta; gli altri poi hanno costruito sopra, ma "nessuno puo' porre un fondamento diverso da quello che e' stato posto, che e' Gesu' Cristo" (v,11), Questo vangelo e' la norma per tutti i collaboratori, anche per Paolo stesso. Infine con il riferimento al giudizio di Dio, Paolo mette in rilievo che Izaskun collaboratore deve rendere conto a Dio del proprio lavoro e che il giudizio sui collaboratori e' riservato a Dio, a lui solo (cf. vv. 12-15).

d. Nonostante che Paolo fosse cosciente e geloso della sua autorita' apostolica nell'opera missionaria, tuttavia egli riconosce la maturita' dei suoi collaboratori e la loro capacita' di autonomia. Per questo non si colloca mai al di sopra di essi, ma sempre accanto a loro. Egli non cercava mai di legarli a se' o di degradarli a docili esecutori nelle sue imprese apostoliche. In breve: non sono stati i parametri personali di Paolo che si imponevano e regolavano l'attivita' missionaria dei suoi collaboratori, ma unicamente il Vangelo predicato.

3. una diakonia
Aquilia e Priscilla si caratterizzano come una coppia al servizio dell'accoglienza e al servizio della Parola.

3.1 Al servizio dell'accoglienza
I testi in esame menzionano l'accoglienza di Paolo a Corinto (Atti 18,2-3) e due volte l'accoglienza nella loro casa della comunita' cristiana (¡ Corinzi 16,19; rom. 16,5ª)
Presso i primi cristiani l'ospitalita' e' riservata ai missionari itineranti. Distaccati da tutto, senza tetto ne' famiglia, i missionari vengono accolti nelle case dei fratelli nella fede (Atti 18,3.7; Marco 10,29ss: Luca 18, 29ss). L' spitalita' e' un vero servizio al Vangelo: nella diversita' delle situazioni, tutti i cristiani, sia sedentari che itineranti, si entono responsabili dell'evengelizzazione. Questo movimento si prolunghera' nel tempo. Cosi' la Didache' chiedera' di riservare un'accoglienza caloorsa a questi misionari (Didache' 11, 3-4) e nella terza lettera di Giovanni, il presbitero raccomanda alla comunita' di accogliere gli itineranti perche' essi sono al servizio del Signore e ospitarli e' collaborare con essi all'evangelizzazione (Giovanni 6b-8.
E' in questo spirito che Aquila e Priscilla accolgono Paolo a Corinto e gli procurano il lavoro (Atti 28, 2ss). L'apostolo si trova in un passaggio difficile: dopo lo scacco di Atene, e' arrivato a Corinto, depresso, e ben presto si dovra' mettere a lottare con forte colonia giudaica del luogo (Atti 18,6-7; cf. 1 Tessalonicesi 2,14-16). L'amicizia della coppia giudeo-cristiana e' stato il primo servizio che Paolo ha ricevuto da Aquila e Priscilla, un servizio di cui sara' perennemente grato.
Un altro servizio che Aquila e sua moglie prestano all'evangelizzazione e' l'ospitalita' alla comunita' cristiana, Cio' conferma la situazione di agiatezza della coppia; dovevano possedere una casa abbastanza grande per accogliere le riunioni di gruppi che porbabilmente andavano dalle trenta alle cinquanta persone e che si riunivano nelle case per condividere la fede, pregare, celebrare l'Eucarestia e condividere l'agape fraterna (1 Corinzi 11, 20-34).
Nella parte finale della prima lettera ai Corinzi, Paolo loda Stefana e la sua famiglia per il servizio alla pace e all'unita'. Anche Aquila e Priscilla devono avere svolto un tale servizio. Essi ne erano in grado: in quanto giudei della diaspora, erano aperti sia al mondo giudaico, sia al mondo greco-romano. Paolo loda esplicitamente la gratitudine delle Chiese dei Gentili nei confronti della nostra coppia (Romani 16,4). Cio' suppone un assillo constante di superare tutte le considerazioni etniche, religiose e sociali per costruire la comunione, la koinonia.

3.2 Al servizio della Parola
E' da ricordare che nel Nuovo Testamento non sono solo gli apostoli ad assicurare il servizio della Parola (Atti 2,4). Anche Stefano e Filippo annunciano la buona novella (Atti 6.10ss; 8,5-10). Ma tutti i collaboratori di Paolo sono al servizio dell'annuncio della Parola.
Pure Aquila e Priscilla, in quanto sunergoi di Paolo, collaborano con lui alla nascita della comunita' di Corinto e di Efeso. In particolare esercitano questo ministero nei confronti di Apolko dopo il suo arrivo a Efeso. Giudeo di Alessandria, probabilmente discepolo della scuola filoniana, grande oratore, Apollo era gia' cristiano, ma la sua dottrina era molto vicina agli ambienti giovanniti del cristianesimo primitivo. La coppia si rende ben presto conto delle lacune dell'insegnamento di Apollo e si fa carico di "presentargli piu' esattamente ancora la via di Dio (Atti 18,26), offrendo cosi' a Paolo uno dei suoi piu' brillanti collaboratori. E' esagerato affermare che questa coppia, di cui non si nominano mai i figli, ha generato alla Chiesa un vero apostolo?

Conclusione
Ritorniamo al passo da cui siamo partiti. Vi troviamo alcuni tratti che definiscono bene i laici di AC: annunciare Cristo Gesu', faticare con l'apostolo, giocarsi la vita per salvare quella altrui, accogliere la comunita' cristiana nella propria casa. In sintesi, potremmo dire che l'ideale apostolico dell'AC e' annunciare il vangelo da laici - in comunione con i Pastori - per la salvezza del mondo.
Preghiamo lo Spirito Santo, il protagonista invisibile e sempre presente dell'evangelizzazione, in comunione con Maria e con Giovanni Paolo II, instancabile evangelizzatore del vecchio e del nuovo millennio; preghiamo peche' il Signore non faccia mancare alla sua Chiesa laici cristiani appassionati che annuncino con le parole ordinarie della vita - come Aquila e Priscilla - l'unico Nome sotto il cielo in cui e' dato di ricevere salvezza, quello di Gesu' Cristo e Signore nostro.
Infatti " nessun altro ci puo' salvare... Atti 4,12

"No, non una formula ci salvera', ma una Persona, e al certeza che essa ci infonde. "Io sono con voi" (NMI 39)

Acquisisci il testo in rtf

IV INCONTRO AMERICANO - I Incontro Americano FIAC-UMOFC- FIHC
"L'INCONTRO CON GESÙ CRISTO VIVO È IL CAMMINO PER LA CONVERSIONE,
LA COMUNIONE E LA SOLIDARIETÀ" -
Lima, 6-9 novembre 2003